MARTA CZOK / QUICK ART

curated by Italo Bergantini


November 2014 – January 2015
ROOMBERG Project Space / Ground Floor / Latina

installation view, ROOMBERG Project Space, Ground Floor, Photo © Marcello Scopelliti

Concept of existence, 2014. Installazione / Installation

The o-oh Triptych, 2014. Acrilico e grafite su tela (trittico) / Acrylic and graphite on canvas (triptych), 22 x 54 cm

The surface of the picture is transformed into pure mobile scenes, a cerebral geography which gathers singular and fascinating human stories, stories which tell us something about ourselves, about our memories and our destiny, stories which welcome the future in the hypothesis of a timeless, figurative space.

Marta Czok is aware of the emotional amplitude of that figurative scene, she sees its oniric potential, its empathic value, the metabolic energy which moves the most surprising of imaginings. This is where the picture allows something unique, something which cannot be categorized to happen. The scenario opens to reveal a very special type of drama, a theatre of perception where the body takes on a sentimental meaning, an action which incorporates something about us in that wide glimpse of imaginary worlds.

Imagination decides on the reasoning, it draws the reactions, it amplifies consciences.

It is painting which manages the course of this interior journey, it dictates the rules of emotional engagement, it indicates the paths of perception, offering conceptual amplitudes which the surreal notes render strangely “realistic”. The surreal matrix turns into its opposite, discovering a high degree of daily life, common sensations and narratable beauty in its vision. Czok gives us a journey into ancestral recollections and historical memories, somewhere between intimate climax and universal vertigo. A journey which catapults us out of linear time, acknowledging the demiurgic value and enchanting power of painting.

The exhibition for ROMBERG’s ROOMBERG Project Space is a pictorial route which crosses the epic of the fragment of dreams, as if each painting were a privileged observatory on single stories which occur normally, and yet also extraordinarily. The confirmation of the link between reality and dream is undertaken by the installation where two bicycles carry a series of small pictures. The choice of a vehicle that could move about in space is not casual, as if it were our very thoughts which cross over confines and establish new relations, new encounters, new dynamics of seeing.

Painting acts on our imagination, on our reactions, on our conscience.

La superficie del quadro si trasforma in pura quinta mobile, una geografia cerebrale che accoglie storie umane affascinanti e singolari, storie che raccontano qualcosa di noi, delle nostre memorie e del nostro destino, storie che accolgono il futuro nelle ipotesi di uno spazio figurativo senza tempo.

Marta Czok conosce l’ampiezza emotiva di quella quinta figurativa, ne vede la potenzialità onirica, il valore empatico, l’energia metabolica che muove gli immaginari più spiazzanti. Ed è lì che il quadro lascia accadere qualcosa di unico e non catalogabile. Lo scenario si apre a una speciale drammaturgia, a un teatro delle percezioni in cui il corpo configura una ragione sentimentale, un’azione che ingloba qualcosa di noi nel grande scorcio di quei mondi immaginari.

L’immaginazione decide il ragionamento, disegna le reazioni, amplifica le coscienze.

E’ la pittura a gestire gli andamenti di questo viaggio interiore, dettando le regole d’ingaggio emotivo, indicando le vie di percezione, offrendo ampiezze concettuali che le note surreali rendono stranamente “realistiche”. La matrice surreale si rigira nel suo contrario, scovando nella visionarietà un elevato grado di vissuto quotidiano, di sensazioni comuni, di bellezza raccontabile. Quello della Czok è un viaggio di ricordi ancestrali e memorie storiche, tra climax intimi e vertigini universali. Un viaggio che ci catapulta fuori dal tempo lineare, riconoscendo alla pittura il suo valore demiurgico e la sua potenza ammaliatrice.

La mostra per ROOMBERG Project Space di ROMBERG è un tracciato pittorico che attraversa l’epica del frammento onirico, come se ogni quadro fosse un osservatorio privilegiato su singole storie che accadono, normalmente eppur straordinariamente. A ribadire il legame tra realtà e sogno ci pensa l’installazione in cui due biciclette trasportano una serie di piccoli quadri. Non è casuale un veicolo che si potrebbe muovere nello spazio, come fosse il nostro pensiero che attraversa confini e stabilisce nuove relazioni, nuovi incontri, nuove dinamiche dello sguardo.

La pittura agisce sulla nostra immaginazione, sulle nostre reazioni, sulle nostre coscienze.

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