JERNEJ FORBICI & MARIKA VICARI 

EVERYWHEN

curated by Italo Bergantini and Gaia Conti


September - November 2015

ROOMBERG Project Space / Ground Floor

Marika Vicari, La stanza per sognare, 2004. 

installation, graphite, acrylic and varnish on wood, book, swing and bark, total work 180x450 cm

installation view, ROOMBERG Project Space, Latina

on the right: Jernej Forbici, Sleep now in the fire, 2015, acrylic and oil on canvas 180x450 cm

Jernej Forbici, Black box series, 2014-15, oil on canvas 14x14 cm

Marika Vicari, As I walk series, 2014-15, graphite on board. 14x14 cm

Jernej Forbici, Sleep now in the fire, 2015, acrylic and oil on canvas 180x450 cm

Jernej Forbici, Sleep now in the fire, 2015 (detail)

Le cose che il bambino ama rimangono nel regno del cuore fino alla vecchiaia. La cosa più bella della vita è che la nostra anima rimanga ad aleggiare nei luoghi dove una volta giocavamo.

Khalil Gibran


La storia dell’arte è costellata di coppie, marito e moglie, entrambi artisti, entrambi di fama. Una costellazione di esperienze nel campo artistico che mettono in simbiosi vita e lavoro. Posso citarne alcuni che siano dissimili come Georgia O’Keeffe e Alfred Stieglitz, o affini, prendendo ad esempio Hans e Sophie Arp, o perfino complici nel caso di Marina Abramović e Ulay. Jernej Forbici e Marika Vicari sono una coppia, sono sposati e sono come due poli di una stessa calamita.

EVERYWHEN riassume i primi dieci anni del loro cammino insieme. Anche se le rispettive produzioni viaggiano indipendenti su binari che potrei facilmente definire paralleli, il concetto che sottende alla ricerca di entrambi è il loro rapporto con la natura. Entrambi ne esplorano la dimensione artistica con impresso nella retina un gioco di specchi e di rimandi che parte dai ricordi d’infanzia, ai giorni nostri. La natura, la “rubano” col cuore e con gli occhi. Mi viene da pensare che siano le due lenti di un paio di occhiali: una lente vede il sogno e l’altra ciò che di quel sogno rimane. Incanto e disincanto. Incontaminata, contaminata.

I paesaggi di Vicari, echi del suo rapporto con la natura, dei boschi nei quali si inoltrava intorno a Vicenza, città natale, intimi e profondi: un piacere estetico. Le campagne di Forbici, eco, di contro, di un passato perduto delle sue terre slovene, visione infranta dal passaggio della modernità, che i ricordi li ha offuscati: una denuncia.

Un excursus che prende il via dalla primissima mostra personale di lei, Marika, anno 2004, Una stanza per sognare e una dirompente e romantica installazione pittorica. Riproposte nello spazio di Latina le tre grandi tavole originali 180x450 cm, grafite, acrilico, olio, resine acriliche e resine bituminose ad aprire un ideale squarcio nella parete, un bosco senza fine, dai colori delicati, estivo e sognante. Trucioli di legno adagiati per terra, un grosso album nero di appunti e disegni da esplorare, il richiamo all’infanzia, alla leggerezza tramite due funi appese al soffitto e legate ad una tavola: un’altalena rossa. Un gioco antichissimo, risalente ai miti greci, e il cui movimento oscillatorio viene associato all'idea di rinascita, di energia e…all’idea di vertigine.

La stessa vertigine, quel senso di distorsione sensoriale, che ripercorre il grande lavoro di lui, Jernej. All’altro capo della galleria una tela realizzata ad hoc, anno 2015, una grande tavola 180x450 cm, olio e acrilico, la perfetta nemesi di quello della consorte. L’illusione poetica in questo caso, però, si spegne. La vertigine aumenta e il baratro si spalanca sotto i nostri piedi sospesi nel vuoto. Forbici ci trascina in una natura tutt’altro che accomodante, il paesaggio che raffigura, la sua natura, è pervasa da un senso di perdita. Il colore rosso domina lo spazio, non verde, e le pennellate sono ampie e pastose. Una natura bucolica, quella del suo paese di origine, Kidričevo in Slovenia, violata dalla mano armata del cieco progresso. La sua terra segnata da cambiamenti sociali, politici, ma soprattutto ambientali.

Il rosso dell’altalena, il rosso carico nelle tele. Il delicato tratto di lei scivola sulle tavole di legno, la pennellata energica di lui travolge la tela. 2004, 2015. Marika Vicari, Jernej Forbici. Più di dieci anni separano questi lavori. Un filo conduttore che riunisce idealmente il percorso della loro carriera e crea quello all’interno dello spazio della Romberg. Tra un’opera e l’altra, tra i due poli della stessa calamita, appesi alle pareti della galleria, il loro cammino artistico: una costellazione di piccoli lavori, tavole di legno per lei e piccoli riquadri intelaiati per lui. Mano nella mano, creatività e amore, legami personali come sintonie artistiche. Intimamente intrecciati, i due artisti seguono una traiettoria comune che guarda ad un passato che è già un futuro...

Per tutto il tempo - EVERYWHEN.

(Testo di Gaia Conti)

The things a child loves remain within the realm of their heart well into old age. The most beautiful thing in life is for our soul to linger fluttering in the places where we once played.

Khalil Gibran


The history of art is studded with couples, husband and wife, both artists, both well known. A constellation of experience in the artistic field which bring into symbiosis their life and work. I can name some which are as dissimilar as Georgia O’Keeffe and Alfred Stieglitz, or related, taking as example Hans and Sophie Arp, or even accomplices as in the case of Marina Abramović and Ulay. Jernej Forbici and Marika Vicari are a couple, they are married and they are like two poles of the same magnet.

EVERYWHEN sums up the first ten years of their journey together. Even if their respective works travel independently along tracks which I could easily define as parallel, the concept underlying the research of both is their relationship with nature. Both of them explore its artistic nature through a game of mirrors and references impressed upon their retina and which goes from childhood memories up to the present. They “steal” nature with their heart and eyes. I'm thinking they are the two lenses from a pair of glasses: one lens sees the dream and the other one what remains of that dream. Enchantment and disenchantment. Uncontaminated and contaminated.

Vicari's landscapes, echoes of her relationship with nature, with the woods where she used to wander around Vicenza, her home town, intimate and profound: an aesthetic pleasure. Forbici's countrysides, counter-echo, a lost past in his Slovenian land, a vision shattered by the passage of modernity, that has overshadowed his memories: a criminal report.

An excursis which begins from her, Marika's, very first exhibition, in the year 2004, “ Una stanza per sognare” (A room to dream in)is a disruptive and romantic pictorial installation. Re-shown in our space in Latina the three large original panels 180x450 cm, graphite, acrylic, oil, acrylic resin and bituminous resin open an ideal gash in the wall, an endless wood, delicately coloured, summery and dreamy. Wood shavings, laid out on the floor, a large black album of notes and drawings to explore, the call of childhood, to the lightnessbetween two ropes attached to the ceiling and tied to a table: a red swing. An ancient game going back to Greek myths, and its oscillating movement is associated with the idea of rebirth, energy and ...the idea of giddiness.

The same giddiness, that feeling of sensory distortion, which runs through his,Jernej's, great work. At the other end of the gallery an ad hoc canvas, from 2015, a large work 180x450 cm, oil and acrylic, the perfect nemesis of that of his consort. The poetic illusion in this case, however, is turned off. The giddiness increases and the abyss opens up beneath our feet suspended in the void. Forbici drags us into a world which is far from accommodating, the landscape which he portrays, his nature, is pervaded by a sense of loss.

The red of the swing, the deep red of the works. The colour red dominates the space, not green, and the brush strokes are sweeping and dense. A bucolic world, that of his native country, Kidričevo in Slovenia, violated by the armed hand of blind progress. His land scarred by social, political but above all environmental changes. Her delicate trait slides on the wooden panels, his energetic brush stroke sweeps across the canvas. 2004,2005. Marika Vicari, Jernej Forbici. These works are separated by more than ten years. A leading thread which ideally reunites the journey of their career and creates that which isinside the Romberg space.Between one work and another, between the two poles of the same magnet, hanging on the walls of the gallery, their artistic journey: a constellation of small works, wooden panels for her and small framed canvases for him. Hand in hand, creativity and love, personal ties like artistic harmonies. Intimately intertwined, the two artists follow a common trajectory which looks on a past which is already a future ... EVERYWHEN.

(Text by Gaia Conti)
Using Format