FRANCO MARROCCO / L'ECO DEL BOSCO - H2O - REPERTI

curated by Massimo Bignardi


October - November 2019

ROOMBERG ROMBERG'S Project Space - Latina (Italy)

Installation view Roomberg Romberg's Project Space | Photo ©2019 Marcello Scopelliti

Installation view | Photo ©2019 Marcello Scopelliti 

Installation view | Photo ©2019 Marcello Scopelliti 

Installation view | Photo ©2019 Matteo Girola

THE EXHIBITION_ curated by Massimo Bignardi


Second appointment as part of the “Carte d’Identità” exhibition, curated by Italo Bergantini and Gianluca Marziani. 


The imposing installation proposed by Franco Marrocco, designed specifically for the gallery space, reproposes the dialogue between the pictorial plane, architectural overhangs with bronze sculptural insertions and the object in its everyday dimension.

"The strong point - writes Massimo Bignardi (curator of the exhibition) - that we can record in these last great paintings that the artist has inscribed in the cycle “the Eco of the wood - H2O ", among which the great installation proposed in the Pavilion of the People's Republic of Bangladesh of today's Venice Biennale, is the time that holds together the expectation and the epiphanic appearance of the image. A time of reflection and, at the same time, of affirmation of instinct, not in contrast, but responding to a catharsis that thought puts into being, resting, momentarily, in a place within the invisible world.

This happens in a pictorial space that, following the partition of the pictorial planes like a retablo, houses backdrops laden with shadows lit here and there by the flashes of an unknown galaxy, with the imprints left by branches, with sculptural bodies that creep into the recesses built and conceived as places of rest (from where to hide from time): places not of the forest, but from the echo that stirs the conscience of the artist. The irregular architecture of the canvas, organized according to a plastic articulation of planes and shadows, thus the recaptured chromatic system, now once again dense with burnished and reddish veils, then the recourse to a perspective left free to move between appearance and reality (the object in its nature of presence), recall two essential characteristics of an identity typical of Italian painting.

The greatest evidence is given by the quality of the painting, its grammar and, above all, the compositional syntax. Qualities that, right from his first works, when the artist was looking at expressionist realism mediated by suggestions taken from the registers of the New figuration (I'm thinking of the canvases of the early Eighties), codified his experience. It is a dictation of identity that is also manifested in the resumption of a lyrical abstraction, typical of Italian painting immediately after the Second World War, with obvious inclinations on the informal side.

Here is the choice then, and not one to put into the background, whether to adhere to a process belonging to the avant-gardes that marked the art of the twentieth century: a process, in my opinion that was not interrupted by the postmodern condition, by a season fortunately left behind. Marrocco, after having eliminated the thickness of colour, significantly present in the paintings of the late nineties, began to reflect on how to offer the eye a multiplicity of planes and therefore of spaces, resorting to the illusion dictated by veiling, from the crystalline overlap of layers of transparent paint. All this was not enough; he understood how to go beyond, and the exceptional canvas The echo of the wood, H2O, artefacts which he is exhibiting on the great wall of the gallery in Latina, leaning outwards, is proof of this. It brings us back to the identity of the avant-garde where reality, imagination support the essence of life.

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THE REVIEW - IDENTITY CARDS #2

ROMBERG'S 2019-2020 SEASON

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LA MOSTRA_ a cura di Massimo Bignardi


Secondo appuntamento nell’ambito della rassegna “Carte d’Identità”, curata da Italo Bergantini e Gianluca Marziani. 


L’imponente installazione proposta da Franco Marrocco, pensata appositamente per lo spazio della galleria, ripropone il dialogo tra piano pittorico, aggetti architettonici con inserimenti scultorei in bronzo e l’oggetto nella sua dimensione quotidiana.

“Il punto di forza – scrive Massimo Bignardi (curatore della mostra) – che possiamo registrare, in questi ultimi grandi dipinti che l’artista ha inscritto nel ciclo “l’Eco del bosco- H2O”, tra questi la grande installazione proposta nel Padiglione della Repubblica Popolare del Bangladesh dell’odierna Biennale di Venezia, è il tempo che tiene insieme l’attesa e l’epifanico apparire dell’immagine. Un tempo di riflessione e, al tempo stesso, di affermazione dell’istinto, non in contrapposizione, bensì rispondente ad una catarsi che il pensiero mette in essere, poggiandosi, momentaneamente, in un luogo dell’invisibile mondo.

Ciò accade in uno spazio pittorico che, seguendo la partizione dei piani pittorici a mo’ di retablo, ospita fondali carichi di ombre qua e là accesi da bagliori di una galassia sconosciuta, di impronte lasciate da rami, da corpi scultorei che si insinuano negli incassi costruiti e concepiti come luoghi di pausa (ove nascondersi dal tempo): luoghi non del bosco, ma dall’eco che agita la coscienza dell’artista. L’architettura irregolare della tela, organizzata secondo un’articolazione plastica dei piani e delle ombre, così il ripreso impianto cromatico, ora nuovamente denso di velature brunite e rossicce, fino al ricorso ad una prospettiva lasciata libera di muoversi tra apparenza e realtà (l’oggetto nella sua natura di presenza), richiamano due caratteri essenziali di un’identità propria della pittura italiana.

L’evidenza maggiore è data dalla qualità della pittura, della sua grammatica e, innanzi tutto, della sintassi compositiva. Qualità che, sin dalle prime opere, ovvero quando l’artista guardava al realismo espressionista mediato da suggestione tratte dai registri della Nuova figurazione (penso alle tele dei primissimi anni Ottanta), ha cifrato la sua esperienza. È un dettato di identità che si manifesta anche nella ripresa di un’astrazione lirica, propria della pittura italiana dell’immediato secondo dopoguerra, con palesi inclinazioni sul versante dell’Informale.

Si colloca dunque qui la scelta, non di secondo piano, di aderire ad un processo proprio delle avanguardie che hanno segnato l’arte del XX secolo: un processo, a mio avviso che non è stato interrotto dalla condizione postmoderna, da una stagione per fortuna lasciata alle spalle. Marrocco, dopo aver azzerato gli spessori di colore, sensibilmente presenti nei dipinti ancora della fine degli anni Novanta, ha iniziato a riflettere sul come offrire allo sguardo una molteplicità di piani e quindi di spazi, ricorrendo all’illusione dettata dalla velatura, dal cristallino sovrapporsi di strati di pittura trasparente. Tutto ciò non è bastato; ha compreso come andare oltre, e l’eccezionale tela L’eco del bosco, H2O, reperti che espone sulla grande parete della galleria a Latina, sporgendosi verso l’esterno di essa, ne è la riprova. Essa ci riporta all’identità propria dell’avanguardia ove realtà, immaginazione sostengono l’essenza della vita. 

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