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![]() GIOVEDI 25 MAGGIO 2010 ORE 19:00 un evento espositivo a cura di Italo Bergantini e Gianluca Marziani PERIODO ESPOSITIVO 25 MAGGIO - 26 GIUGNO 2010 TRA IL RICORDO INTIMO E L’INFANZIA (FORSE) PERDUTA… IL RINNOVAMENTO DELLE RADICI LUNGO L’ETEROGENEITÀ VISIVA L’ARTE COME ESERCIZIO DELLA MEMORIA PERPETUA L’OPERA COME PAGINA DI UN DIARIO BIOLOGICO |
Guido Pecci:
“L’intento è quello di raccontare una
‘storia a fumetti’, facendo, al contempo, passare
un messaggio: l’esortazione a sostare a fianco di
quell’orsetto giallo che continuamente si affaccia dal
quadro, per dire di non voler essere
‘dimenticato’”.
L’orsetto è Winnie the Pooh, figura universale del
mondo sotto i dieci anni, sorta di archetipo che attraversa il progetto
nei suoi passaggi visivi e morali. Winnie diventa adesso un
traghettatore armonico che stabilizza il gioco emotivo, una poco
sottile (vista la pancia) linea rossa (ma anche molto gialla) che
compatta e mette in circuito olistico l’età
infantile e il mondo adulto. L’artista, attraverso
l’immaginario dell’orsetto Winnie, ci introduce nel
suo silenzioso pianeta privato, un diario estroflesso e divagante su
cui sperimenta forme e materiali, incroci di idee e linguaggi attorno
al filo conduttore dell’infanzia conservata. Il nodo sta
tutto qui, nel mantenimento del dialogo profondo con gli archetipi
dell’età giovane, nella rivelazione dei frammenti,
delle molte nature ispirative, della riflessione matura sotto forma di
divagazioni e colore.
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Guido Pecci: “A dire
il vero, mi sono automaticamente tirato ‘dentro’ al
gioco, avviando un percorso à rebours attraverso il quale
riscoprire un immaginario infantile sospeso tra la realtà e
la finzione, tra la consistenza e l’evanescenza delle
pulsioni. Ecco, quindi, riaffiorare (l’una dopo
l’altra e come un fiume in piena) l’immagine del
bicchiere con la cannuccia e le bollicine, la scatola che si apre, si
monta e si smonta, i cuori, i boccioli di rosa, le palline colorate e
bianche come la neve… forme, segni, scritture, piccoli
oggetti che transitano sopra il chiarore della carta, alludendo ad un
tempo perduto ed ora (inaspettatamente) ritrovato. Il tempo di quando
sono nato, i cui contorni sono ‘semplici’ come
quelli dei disegni animati. Il tempo in cui fluiscono i simboli della
memoria, entrando ed uscendo dalla stessa come fosse un cordone
ombelicale…”
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“La mostra
è un lungo diario biologico senza fine apparente, un
incastro circolare di frammenti che galleggiano nel cosmo sentimentale
dell’autore. Cambiano i linguaggi e gli approcci ma non muta
l’attitudine omogenea a rivedere di continuo le proprie
radici. Uno scavo perpetuo che entra come un diapason emotivo, verso le
profondità sotterranee dell’infanzia dispersa,
verso le fondamenta di ogni inquietudine, verso l’origine dei
dolori e delle passioni. Che sia carta, tela, ceramica, collage o
altro, nulla cambia nella disposizione di Pecci: al centro rimane il
suo occhio tra radici e presente, la sua tensione al racconto, al
pathos per una storia narrata che si dispone in galleria nei suoi
passaggi sequenziali, nei rimandi tra contesti e personaggi, nel
montaggio da fumetto che unisce idealmente la grammatica allestitiva.
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| A
proposito: non dimenticate che Winnie the Pooh, oltre a mangiare miele
e vivere in una vecchia quercia, compone poesie. Chi meglio di lui
poteva diventare un simbolo di quell’infanzia ritrovata (la
vera età
matura) che unisce la nettezza dell’istinto alle sfumature
della
ragione? Guido Pecci - Don’t forget me! - 2010 – tecnica mista su carta su tavola di cm 80x120 Guido Pecci - Don’t forget me! (2) - 2009/10 – tecnica mista su carta intelata di cm 200x300 |
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