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In ROMBERG Arte Contemporanea's exhibition space in Latina on Saturday, April 6th 2019, the opening of the third, and last phase of the group show UNTITLED.


The WAREHOUSE of a gallery does not have a specific name. It is, in fact, called warehouse: and it is an alchemical and mysterious place, a silent forge that hides the deep heart of the gallery, its history of personal and collective exhibitions, of catalogues and books, and of the many works that form the MEMORY of the place with its special humanity. The roots of a gallery owner emerge in the warehouse, his passions and his weaknesses, all of the small and large obsessions that govern a profession of skilful and courageous visionaries.


Building an exhibition using works from the warehouse means building an ever-changing adventure, a narrative that traces attitudes, inclination and strengths of the moment. A warehouse remains an elastic engine that changes over time, following the trends of space, the successes of an artist, the fortunes of a language, the beauty of the victories and the dignity of the defeats. For all that has just been said, having to identify a title that was a faithful mirror of an art warehouse, there was no better sentence than UNTITLED ...


When each work has its own original title, when the artists are different and the themes widely heterogeneous, when the exhibition arises from an idea without any specific themes, here is where the warehouse takes centre stage. This is its story, backstage becomes a stage and the paintings are transformed into the actors of an exhibition of crossed destinies. UNTITLED remains the best of possible titles, a neutral area that every painting, photography, sculpture… will fill with its own tension, its narrative convergences, its stylistic and conceptual themes. UNTITLED since every painting preserves its original title, its authorial vertigo, the autonomy of an invention that belongs only to its author.

IT

Sabato 6 Aprile 2019 nello spazio espositivo di Latina la ROMBERG Arte Contemporanea inaugura la terza e ultima tappa della collettiva Senza Titolo.


Il MAGAZZINO di una galleria non ha un nome specifico. Si chiama, appunto, magazzino: ed è un luogo alchemico e misterioso, una fucina silente che nasconde il cuore profondo della galleria, la sua storia di mostre personali e collettive, di cataloghi e libri, di tante opere che formano la MEMORIA del posto con la sua umanità speciale. Nel magazzino spuntano le radici di un gallerista, le sue passioni e debolezze, tutte le piccole e grandi ossessioni che governano un mestiere da visionari abili e coraggiosi.


Costruire una mostra con opere del magazzino significa costruire un’avventura sempre diversa, una narrazione che tracci le attitudini, l’inclinazione e i punti di forza del momento. Un magazzino rimane un motore elastico che si trasforma nel corso del tempo, seguendo gli andamenti dello spazio, i successi di un artista, le fortune di un linguaggio, la bellezza delle vittorie e la dignità delle sconfitte. Per tutto quanto appena detto, dovendo individuare un titolo che fosse specchio fedele di un magazzino d’arte, non c’era frase migliore che SENZA TITOLO…


Quando ogni opera ha un proprio titolo originario, quando gli artisti sono diversi e i temi ampiamente eterogenei, quando la mostra nasce da uno spunto senza tematiche specifiche, ecco che il magazzino prende il centro della scena. È sua la storia, il backstage diventa palcoscenico e le opere si trasformano negli attori di uno spettacolo espositivo dai destini incrociati. SENZA TITOLO rimane il migliore dei titoli possibili, una zona neutra che ogni quadro, fotografia o scultura riempirà con la sua tensione, le sue convergenze narrative, i suoi temi stilistici e concettuali. SENZA TITOLO poiché ogni lavoro conserva il suo titolo originario, la sua vertigine autoriale, l’autonomia di un’invenzione che è solo del suo autore. 

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