MARIKA VICARI / LO SGUARDO IN CAMMINO

curated by Italo Bergantini and Gianluca Marziani


June - August 2018

ROOMBERG ROMBERG'S Project Space - Latina (Italy)


Lo sguardo in cammino I, 2018. Graphite and watercolor on wood, 70x160 cm

As I Walk series, 2018. Graphite and watercolor on wood, 20x20 cm (each)

* EN

Narrow overview, a stretching perspective, an elongated horizon... the drawing on the panel takes on the film like nature of cinemascope in order to move the painting onto the plane of enveloping rituals, bringing forth the renaissance emotion of an all immersing narration, extending the nature of the ideal landscape to the present time. Marika Vicari sutures the different panels to recreate the centrifugal feeling of the journey from stillness, elaborating a scaled geography that transforms the gallery into a fascinating dream room.


The set of panels makes up a unique story in which distinct points of view are recognized, underlined by the background and the grains of the wood - straw yellow poplar - and highlighted by the sporadic presence of colour (watercolour and pastels) in addition to graphite. The large bench-painting with the leaves helps to generate a mixture of tension and empathy: it welcomes the viewer with impact and envelops him in this anomalous wood somewhere between plausible truth and real fiction.


The artist says: "If the landscape before us is a system of signs, what does the eye catch? The answers lie inside the places that are questioned and in the way in which we relate with the woods. In the encounter between the physical eye (mine and that of the spectator) and the mental image that I recreate in my paintings, this is where my (and maybe other people's) being inside the landscape comes from. All this is generated by the pleasure of walking (sometimes physical, others times more mental...), seeing the journey as an instrument of aesthetic exploration in a search for identity, in opposition to the present disfigured image of the Earth..."


Lo sguardo in cammino (A glance while walking) blends together, in a graphic installation of Japanese softness, the western daughter of a Hiroshige with his nineteenth-century writings, steeped in legends and everyday life. A fluid filiation that shows the expressive potential of graphite, the universal nature of a pencil which is the synthetic language of the evolved present.

* IT

Panoramica stretta, distensione prospettica, orizzonte in allungamento… il disegno su tavola assume la natura filmica del cinemascope per spostare la pittura sul piano dei riti avvolgenti, recuperando l’emozione rinascimentale di una narrazione immersiva, ampliando a misura di presente le nature del paesaggio ideale. Marika Vicari sutura le diverse tavole per ricreare la sensazione centrifuga del viaggio da fermi, elaborando una geografia in scala che trasforma la galleria in una fascinosa camera onirica.


L’insieme delle tavole costituisce una storia unica in cui si riconoscono punti di vista distinti, sottolineati dal fondo e dalle nervature del legno - pioppo giallo paglierino - ed evidenziati dalla presenza sporadica di colore (acquerello e pastelli) in aggiunta alla grafite. Concorre a generare un misto di tensione ed empatia la grande panchina-quadro con le foglie: accoglie d’impatto lo spettatore e lo avvolge in questo anomalo bosco tra verità plausibile e finzione reale.


Dice l’artista: “Se il paesaggio davanti a noi è un sistema di segni, cosa coglie lo sguardo? Le risposte sono dentro ai luoghi che si interrogano e nei modi in cui ci relazioniamo coi boschi. Nell’incontro tra l’occhio fisico (mio e dello spettatore) e l’immagine mentale che ricreo nei quadri, deriva il mio (e forse l’altro) esserci nel paesaggio. Tutto questo nasce dal piacere del mettermi in cammino (a volte fisico, altre più mentale...), considerando il viaggio uno strumento di esplorazione estetica per una ricerca di identità, in opposizione all’immagine oggi sfigurata della Terra...”


Lo sguardo e il cammino si fondono assieme in un’installazione grafica di morbidezza giapponese, figlia occidentale di un Hiroshige con le sue grafie ottocentesche, intrise di leggende e vita quotidiana. Una filiazione fluida che mostra il potenziale espressivo della grafite, la natura universale di una matita che è il linguaggio sintetico del presente evoluto. 

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