September 27th - November 24th 2019


VENEZIA (ITALY)

PALAZZO ZENOBIO - COLLEGIO MOORAT RAPHAEL


“Man carries within himself his childish fears for life.

Man's ultimate goal is not to be afraid anymore.”

Italo Calvino 


On Friday, September 27th it opens to the public the many-sided exhibition project PAURA FINITA [FEAR ENDED], presented by Romberg Arte Contemporanea and dedicated to the research of the artist Claudio Marini, who comes back to Venice 37 years after having took part at the 40th Biennial of Art.

An original site-specific solo show that takes place in conjunction with the current Venice International Art Exhibition at the monumental Baroque-style palace of Ca ’Zenobio degli Armeni.


A variety of white-colored papers, lay there, arranged to cover the corner juncture of the room, like cellulose breaths covered with thick and dense textures, ordered to climb the wall in a vertical and pyramidal shape.

Apex and base, high and low, interconnected to create a shared system in which the core, the center, transcends the limit of the physical space of the walls and permeates the inner one of our being. Emotions merge in the recesses of a cloudy drowsiness, stuck in a torpor that yearns to hover without constraints.


A flow that is reflected in the totems placed inside the room. Pieces of living wood, talking. Sacred and protective symbols, identity of people, graven images that also reveal hidden meanings, portraits of human fears and supernatural idols.

The weight of the "parables" rises quietly, each wood is different in its own way to reflect the heterogeneity of our lives.

Marini intertwines gazes, paces and places, to build a temporary city of stilt houses, broken up and fragmented, united by the subtle thread of relationships: a changing flow of passions, visions, thoughts and future.


The entire installation is crossed by small nuclei of extraordinary vision, by forces and gravitational fields, a space in which "dialogue" captures new aspects of artistic work, and of ourselves simultaneously.

A place of connections in which the fragility of the construction opens up to a proposal of silence, composing a transversal, secular and irrational story. An art inhabited by suggestions and full of powerful references in their tormented variety.


Claudio's work reads into the present and faces the past, representing the context through his inner universe with an open and sincere approach aimed at catching what is to come. He lets himself be guided by experience, he creates new paths, a poetic dimension - different and shared - between the public, the works and the artist.

An intimate art that thrust opens its doors free, creating a breach in life and words by proclaiming: FEAR ENDED. 


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“L'uomo porta dentro di sé le sue paure bambine per tutta la vita.
Arrivare ad non avere più paura, questa è la meta ultima dell'uomo.”

Italo Calvino


Inaugura venerdì 27 settembre PAURA FINITA, un progetto espositivo articolato presentato dalla Romberg Arte Contemporanea e dedicato alla sperimentazione dell’artista Claudio Marini che torna a Venezia 37 anni dopo aver partecipato alla 40. Biennale d’Arte.
Un intervento site specific inedito realizzato in concomitanza con l’attuale Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia presso il monumentale Palazzo in stile barocco di Ca’ Zenobio degli Armeni.


Una moltitudine di carte dai colori candidi, disposte a coprire le congiunture angolari della stanza, degli aliti di cellulosa ricoperti da trame pastose e materiche, ordinati a risalire il muro in una spinta verticale e piramidale.

Vertice e base, alto e basso, si interconnettono creando un sistema condiviso nel quale il nucleo, il centro, trascende il limite dello spazio fisico delle pareti e permea quello interiore del nostro essere. Le emozioni si fondono nei recessi di una torbida sonnolenza, incastrate in un torpore che anela librarsi senza vincoli.


Un flusso che si riflette nei totem apposti all’interno della sala. Pezzi di legno vivo, parlante. Simboli sacri e protettivi, identità di popoli, feticci che rivelano significati altresì nascosti, ritratti di paure umane e di idoli soprannaturali.

Il peso delle “parabole” si erge quieto, ogni legno è difforme a suo modo a riflettere l'eterogeneità delle nostre esistenze.

Intreccia sguardi, passi e luoghi, Marini, a edificare una temporanea città di palafitte, scomposta e frammentata, unita dal filo sottile delle relazioni: un flusso mutevole di passioni, visioni, pensieri e futuro.


L’intera installazione è percorsa da piccoli nuclei di straordinaria visione, da pulsioni e campi di forza, uno spazio nel quale il “dialogo” coglie nuovi aspetti del lavoro artistico, e di noi stessi contemporaneamente.

Un luogo di connessioni nel quale la fragilità della costruzione si apre a una proposta di silenzio tessendo un racconto trasversale, laico e irrituale. Un’arte abitata da suggestioni e colma di richiami possenti nella loro tormentata varietà.


L’opera di Claudio interpreta il presente e affronta il passato, rappresentando il contesto attraverso il suo universo interiore con un approccio di pensiero schietto e istintivo teso a catturare ciò che verrà. Si lascia guidare dall’esperienza, crea nuovi percorsi, una dimensione poetica - diversa e condivisa - tra spettatori, opera e autore.

Un’arte intima che spalanca le sue porte libera, aprendo una breccia nella vita e nelle parole decretando: PAURA FINITA. 

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