SENZA TITOLO [#202] / UNTITLED [#202]

curated by Italo Bergantini and Gianluca Marziani


PABLO CANDILORO_ANTONIO CERVASIO_JONATHAN DI FURIA_PIERLUIGI FEBBRAIO_GABRIELE GABRIELLI_

ALFIO GIURATO_TORU HAMADA_ CLAUDIO MARINI_LUIGI MENICHELLI_LUCA PIOVACCARI_CORRADO PORCHIETTI_

PAOLO RAVAGLI_DANIELE ROCCI_


December 2018 - January 2019

ROOMBERG ROMBERG'S Project Space - Latina

installation view Roomberg Romberg's Project Space | photo credits Marcello Scopelliti

Luca Piovaccari, Ascolta il tuo respiro, 2015/2017 

Photo handling on transparent acetate foil, 45x33,5 cm

Alfio Giurato, Corteo, 2018. Oil on canvas, 79x102 cm

Toru Hamada T-18-64 > T-18-67 > T-18-69, 2018. Mixed media on marouflé paper on wood, 30x30 cm (each)

Pablo Candiloro, Room Service 22 > Room Service 21, 2013. Oil on canvas, 70x60 cm (each)

Daniele Rocci, Io, 2017. Expanded polyurethane foam, 75x25x17 cm (each)

Claudio Marini, Senza titolo 1 > 2 > 3, 2014/2017. Mixed media on canvas, 16x21 cm (each)

Antonio Cervasio, Senza titolo 5 > 18, 2013 and 2014. Oil pastel on paper, 77x56 cm (each)

Antonio Cervasio, Senza titolo, 2014. Painted terracotta sculptures, 24x28x6,5 cm

Paolo Ravagli, Il tramonto dell’uccidente > Ci occorrono nuovi cinici, 2004. Oil pastel on paper, 48x34 cm (each)

Corrado Porchietti, 

La morte viene importunata mentre si sta riposando in un bar > Un angolo di strada in un bel limpido pomeriggio, 1979. Ink on paper, 46x35 cm (each)

Gabriele Gabrielli, Senza titolo 1 > 2 > 3, 2016. Pastel on paper, 23x32 cm (1 > 2 each) and 23x15,5 cm

Jonathan Di Furia, Untitled 1 > Untitled 2, 2018. Oil and acrylic on canvas, 70x70 cm (each)

Luigi Menichelli, Leaves of grass, 1992

Leaves, varnish and resins on canvas in Plexiglas display box, 104x104 cm

Pierluigi Febbraio, Senza titolo (dalla serie Archivio delle esistenze), 2008. Oil and plaster on forex, 76x61 cm

Pierluigi Febbraio, Senza titolo (dalla serie Archivio delle esistenze), 2008. Oil and plaster on forex, 76x61 cm

*EN

The WAREHOUSE of a gallery does not have a specific name. It is, in fact, called warehouse: and it is an alchemical and mysterious place, a silent forge that hides the deep heart of the gallery, its history of personal and collective exhibitions, of catalogues and books, and of the many works that form the MEMORY of the place with its special humanity. The roots of a gallery owner emerge in the warehouse, his passions and his weaknesses, all of the small and large obsessions that govern a profession of skilful and courageous visionaries.


Building an exhibition using works from the warehouse means building an ever-changing adventure, a narrative that traces attitudes, inclination and strengths of the moment. A warehouse remains an elastic engine that changes over time, following the trends of space, the successes of an artist, the fortunes of a language, the beauty of the victories and the dignity of the defeats. For all that has just been said, having to identify a title that was a faithful mirror of an art warehouse, there was no better sentence than UNTITLED ...


When each work has its own original title, when the artists are different and the themes widely heterogeneous, when the exhibition arises from an idea without any specific themes, here is where the warehouse takes centre stage. This is its story, backstage becomes a stage and the paintings are transformed into the actors of an exhibition of crossed destinies. UNTITLED remains the best of possible titles, a neutral area that every painting will fill with its own tension, its narrative convergences, its stylistic and conceptual themes. UNTITLED since every painting preserves its original title, its authorial vertigo, the autonomy of an invention that belongs only to its author.


Welcome to the many titles of a show UNTITLED.

*IT

Il MAGAZZINO di una galleria non ha un nome specifico. Si chiama, appunto, magazzino: ed è un luogo alchemico e misterioso, una fucina silente che nasconde il cuore profondo della galleria, la sua storia di mostre personali e collettive, di cataloghi e libri, di tante opere che formano la MEMORIA del posto con la sua umanità speciale. Nel magazzino spuntano le radici di un gallerista, le sue passioni e debolezze, tutte le piccole e grandi ossessioni che governano un mestiere da visionari abili e coraggiosi.


Costruire una mostra con opere del magazzino significa costruire un’avventura sempre diversa, una narrazione che tracci le attitudini, l’inclinazione e i punti di forza del momento. Un magazzino rimane un motore elastico che si trasforma nel corso del tempo, seguendo gli andamenti dello spazio, i successi di un artista, le fortune di un linguaggio, la bellezza delle vittorie e la dignità delle sconfitte. Per tutto quanto appena detto, dovendo individuare un titolo che fosse specchio fedele di un magazzino d’arte, non c’era frase migliore che SENZA TITOLO…


Quando ogni opera ha un proprio titolo originario, quando gli artisti sono diversi e i temi ampiamente eterogenei, quando la mostra nasce da uno spunto senza tematiche specifiche, ecco che il magazzino prende il centro della scena. È sua la storia, il backstage diventa palcoscenico e i quadri si trasformano negli attori di uno spettacolo espositivo dai destini incrociati. SENZA TITOLO rimane il migliore dei titoli possibili, una zona neutra che ogni quadro riempirà con la sua tensione, le sue convergenze narrative, i suoi temi stilistici e concettuali. SENZA TITOLO poiché ogni quadro conserva il suo titolo originario, la sua vertigine autoriale, l’autonomia di un’invenzione che è solo del suo autore.


Benvenuti tra i tanti titoli di uno spettacolo SENZA TITOLO.

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