Romberg Arte Contemporanea

TAMBURO DI LATTA

curated by Italo Bergantini and Alessandro Trabucco

ANTONIO CERVASIO / VINCENZO MARSIGLIA / GUIDO PECCI /
NICOLA VINCI / FERNANDO ZUCCHI 


October - November 2011

ROMBERG Arte Contemporanea - 17th floor - Latina (Italy)

Guido Pecci, installation view, photo credits Carlo De Santis

Fernando Zucchi and Guido Pecci

Antonio Cervasio

Nicola Vinci

Vincenzo Marsiglia

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'Il tamburo di latta' (Tin Drum) is a famous book published in 1959 by the German author Gunter Grass - Nobel prize for literature in 1999 -. This exhibition takes its inspiration from this book and from the subsequent screen version by Volker Schlöndorff which came out 20 years later, in 1979. It is the story of Oskar’s life, Oskar is a boy who was born in Danzica in the 1920’s and who, at the tender age of 3, both knowingly and autonomously, makes a drastic existential decision: to create a domestic accident which will cause the interruption of his growth, a decision dictated by the disenchanted observation of the negative behaviour of adults and by the complete refusal of ever becoming like them.
When he is born his mother promises him a special present, a Tin Drum which she will give him on his third birthday, this object will become his inseparable companion, the only element of contact with the outside world, it will beat out the rhythm of his days.
Set during the rise and fall of the Nazi regime and the tragedy of the Second World War, the story tells us about Oskar’s deepest thoughts and reflections, contrasting with the only phonetic element in his possession, his own voice, which he uses in a “primitive” way, merely to emit tremendous screams which can shatter windows and lamps. This is his terrestrial existence, a continuous battle in defence of his human dignity, against the absurdity of adult life which in his eyes is violent and hypocritical.
The works of art exhibited in the ROMBERG space take their cue from these events and develop into a journey which the five artists confront by delineating the themes which best represent the complex world of childhood and adolescence, in some cases with undefined contours, in others structured upon vital demands and of primary importance.
Oskar thereby becomes the emblem of the fragile equilibrium which governs the thoughts, the emotions, the new discoveries which accompany the child day to day and lead him along the way towards the age of reason and knowledge.

FEAR, psychology of the imagination, of desires, of fears: the bogey man, the dark, loneliness, pain, nightmares, the feeling of being abandoned. NICOLA VINCI.

TRUST, relationship with the outside world, our peers, our family, adults, our surroundings, historical events. ANTONIO CERVASIO.

PLAY, recreation, conviviality, being carefree, the play room, possession of objects, the building of an imaginary world and identifying with invented characters. VINCENZO MARSIGLIA.

CRISIS, growing up, awareness, knowledge of oneself and social responsibilities: sexuality, work, daily routine, survival. GUIDO PECCI.

RECOLLECTION, the adult/child, our relationship with the past and its repercussions on the present: reaching maturity and the memory of our lost childhood. FERNANDO ZUCCHI.

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'Il tamburo di latta' è un famoso libro pubblicato nel 1959 dello scrittore tedesco Günter Grass -Premio Nobel per la letteratura nel 1999-. Dal libro e dalla successiva versione cinematografica di Volker Schlöndorff uscita 20 anni dopo, nel 1979, prende ispirazione la mostra. E’ il racconto della vita di Oskar, un bambino nato a Danzica negli anni ’20 del secolo scorso e che, alla tenera età di 3 anni, in maniera autonoma e consapevole, prende una decisione esistenziale drastica: procurarsi un incidente domestico per causare l’interruzione della propria crescita, una scelta dettata dall’osservazione disincantata dei comportamenti negativi degli adulti e dal netto rifiuto di diventare come loro.

Al momento della nascita, la madre gli promette un particolare regalo, un tamburo di latta da donargli proprio al suo terzo compleanno, oggetto che diventerà inseparabile compagno di vita, unico elemento di contatto col mondo esterno e che scandirà il ritmo delle sue giornate.

Ambientata nel periodo dell’ascesa e caduta del regime nazista e della tragedia della Seconda Guerra Mondiale, la storia riporta le profonde riflessioni e i pensieri del bambino Oskar, in contrasto con l’unico elemento fonetico in suo possesso, la propria voce, che utilizzerà in modo “primitivo”, solo per emettere delle tremende urla in grado di frantumare vetri e lampadine. Ed è proprio questa la sua esistenza terrena, una continua battaglia in difesa della propria dignità umana, contro l’assurdità della vita adulta, agli occhi del bimbo violenta e ipocrita.

Le opere allestite nello spazio della ROMBERG nascono da questi spunti sviluppandosi in un percorso che i cinque artisti affrontano delineando le tematiche che meglio rappresentano il complesso mondo dell’infanzia e dell’adolescenza, per certi versi dai contorni indefiniti, per altri strutturato su esigenze vitali e di primaria importanza.

Il piccolo Oskar diventa così l’emblema del fragile equilibrio che governa i pensieri, le emozioni, le nuove scoperte che quotidianamente accompagnano e conducono il bambino nel cammino verso l’età della ragione e della consapevolezza:

PAURA, psicologia delle fantasie, dei desideri, dei timori: l’uomo nero, il buio, la solitudine, il dolore, l’incubo, il sentimento di abbandono. NICOLA VINCI.

FIDUCIA, rapporto con il mondo esterno: i coetanei, i familiari, gli adulti, l’ambiente circostante, gli eventi storici. ANTONIO CERVASIO.

GIOCO, svago, la convivialità, la spensieratezza: la cameretta dei giochi, il possesso degli oggetti, la costruzione di un mondo fantastico e l’identificazione in personaggi inventati. VINCENZO MARSIGLIA.

CRISI, crescita, consapevolezza, conoscenza di sé e responsabilità sociali: la sessualità, il lavoro, la quotidianità, la sopravvivenza. GUIDO PECCI.

RICORDO, l’adulto/bambino, il rapporto con il passato e le ripercussioni sul presente: la maturità e la memoria dell’infanzia perduta. FERNANDO ZUCCHI.

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